L’Ucraina ha rivendicato nuovi attacchi in profondità contro infrastrutture energetiche russe, colpendo la scorsa notte (tra 8 e 9 luglio) due depositi petroliferi situati nelle regioni di Tver e Stavropol, a oltre 500 chilometri dal territorio ucraino. L’operazione, secondo il Servizio di sicurezza ucraino (SBU), rientra nella strategia di Kyiv volta a ridurre le capacità logistiche e finanziarie che alimentano la macchina bellica del Cremlino.
Secondo quanto comunicato dal SBU, i droni ucraini hanno colpito l’impianto di Krasnaya Zvezda, nella regione di Tver, provocando un incendio. Un secondo attacco avrebbe interessato il deposito petrolifero Stavropolskaya, nel territorio di Stavropol, dove le fiamme si sarebbero estese su un’area più ampia. Entrambe le strutture sono utilizzate per la ricezione, lo stoccaggio e la distribuzione di benzina e carburante diesel.
Le autorità russe hanno confermato un attacco contro una struttura industriale nella regione di Stavropol, senza specificare inizialmente la natura dell’obiettivo. Immagini diffuse sui social network hanno mostrato fiamme e colonne di fumo nero provenienti da un deposito di proprietà della compagnia petrolifera russa Lukoil nei pressi di Mikhaylovsk. Secondo fonti locali, anche nella città di Tver sarebbe divampato un incendio in un impianto petrolifero dopo un attacco con droni.
L’episodio evidenzia la crescente capacità di Kyiv di condurre operazioni a lungo raggio contro obiettivi strategici russi, nonché la battuta al vertice NATO di Ankara del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per cui “ci sono tanti droni ucraini a Mosca”. Analisi satellitari condotte dal media indipendente russo Astra hanno mostrato che alcuni serbatoi erano stati dotati di reti protettive anti-drone, misure che tuttavia non avrebbero impedito il colpo.
Il ministero della Difesa russo ha successivamente dichiarato di aver abbattuto 73 droni sopra il territorio della Federazione russa e sulla Crimea occupata. Al momento non è stato possibile stabilire con precisione l’entità dei danni agli impianti colpiti.
Parallelamente, lo Stato Maggiore ucraino ha riferito di una più ampia serie di operazioni contro obiettivi militari ed economici russi. Tra questi, un attacco nel Mar d’Azov contro 12 petroliere, un rimorchiatore e una nave portarinfuse utilizzate, secondo Kyiv, per il trasporto di carburanti e prodotti petroliferi destinati alle forze russe e per aggirare le sanzioni internazionali.
Le forze ucraine avrebbero inoltre colpito il terminal petrolifero Yug Rusi a Bataysk, nella regione di Rostov, un’infrastruttura dedicata alla movimentazione di prodotti petroliferi per l’esportazione e al rifornimento delle unità russe impegnate sul fronte meridionale.
Kyiv considera le infrastrutture energetiche russe obiettivi militari legittimi, sostenendo che contribuiscano direttamente al finanziamento e al sostegno logistico dell’invasione. Negli ultimi mesi, gli attacchi ucraini contro raffinerie e depositi petroliferi hanno aumentato la pressione sul governo russo, contribuendo a una crisi interna nella distribuzione del carburante.
Mosca ha annunciato ieri, 8 luglio, nuove restrizioni sull’esportazione di diesel, estendendo un divieto già introdotto dopo una serie di attacchi contro il settore energetico. La misura evidenzia l’importanza strategica che il petrolio e i prodotti raffinati continuano ad avere nel confronto tra Russia e Ucraina.

